SOLIDARIETA' AL MOVIMENTO #NOTAV
Movimento

Solidarietà ai NoTav

Gli arresti dei militani NoTav dimostrano che qeul movimento fa paura ai nostri padroni, perchè è espressione del popolo. Gli arresti di stamattina volevano essere strumentali al fine di spaventare col solito spauracchio dei violenti e i brigatisti, ma non riuscirà a fermare la lotta della valle, che è la lotta di tutti noi. La valle non si arresta, le idee neppure.

SOLIDARIETA' AL MOVIMENTO #NOTAV

 
26 gennaio: arresta il sistema
Appuntamenti

Arresta il sistema - Parma 26 gennaio 2012Il debito pubblico, grande protagonista della cronaca recente, che ci fa tremare con gli spread, gli indici borsistici e i giudizi delle famigerate agenzie di rating, è arrivato anche a Parma, a chiedere l'aumento delle tasse, e quindi inequivocabilmente ulteriori sacrifici.

Solitamente il debito viene presentato come una sorta di agente atmosferico, una pioggia, un monsone, quasi un fatto naturale davanti al quale non possiamo che piegarci e subirne conseguenze e disagi. Chi ha manifestato sotto i Portici del grano l'estate scorsa però sostiene che dietro questa presunta ineluttabilità si nascondano volti, nomi, scelte, responsabilità precise.

Occorre uscire da questa spirale che, in nome di un ipocrita appello alla responsabilità, che vorrebbe tutti coinvolti nel fare la propria parte, scarica sui redditi medio bassi il costo di debiti ed interessi sui debiti, contratti da amministratori pubblici e privati che hanno fatto delle risorse pubbliche una specie di fonte a cui attingere per favorire interessi privati. Contro chi ci vuole sempre paganti e incoscienti, in attesa di uscite dal tunnel della crisi sempre più lontane, è necessario arrestare il sistema che ci ha portato fino a qui.

Per questo giovedi 26 gennaio, alle ore 21, presso l'Auditorium Toscani di Via Cuneo, 3, a Parma, si terrà un'assemblea pubblica in cui cercheremo di indagare le origini del debito locale e di dimostrare che i “sacrifici” hanno una ragione tutt'altro che ineluttabile e naturale.

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Riflessioni su Roma 15 Ottobre 2011
Movimento

Sono trascorsi alcuni giorni dalla manifestazione di sabato 15 ottobre a Roma, giorni lunghi  in cui abbiamo letto e sentito un po’ di tutto, dai deliri neofascisti di Di Pietro* e Maroni fino a quelli, più preoccupanti, di alcune frange di Indignados.
La casta politica che nega l’autorizzazione a procedere contro i propri membri in odor di mafia, che siede in parlamento con personaggi come Dell’Utri, la stessa casta che ci ha portato sull’orlo del baratro, la medesima che ha creato le condizioni per cui il 28% dei giovani italiani è disoccupato (fonte Ocse), si è affrettata a criminalizzare il corteo, invocando la forca per i violenti in un clima da santa inquisizione, in cui la delazione del vicino di casa è condizione sufficiente per meritarsi la gogna.
Ovviamente, non è mancata la zelante complicità di mass media (quasi) completamente asserviti e incapaci di produrre inchieste, analisi, senso critico.
Noi a questo gioco non ci prestiamo, non ci stiamo, la logica dei buoni e cattivi non ci piace; il movimento di Roma ha bisogno di dialogo, di affrontare alcuni nodi da tempo insoluti, ha bisogno  di un dibattito aperto e vivace sul 15 ottobre e soprattutto sulle lotte future, perché in questo contesto di lotte future inevitabilmente ce ne saranno parecchie.
Non ha bisogno di spaccature e non ne vediamo le ragioni.

Non stiamo dicendo che ci è piaciuto o che condividiamo tutto quello che abbiamo visto a Roma sabato scorso. Ma certamente non saremo noi a denunciare chi era dentro al corteo al nostro fianco.
Se il garantismo vale per quella combriccola di incapaci e corrotti che ci governa, non vediamo perché non dovrebbe essere lo stesso per un’esplosione collettiva di rabbia.
Perché di questo si è trattato, e compito della politica sarebbe porsi degli interrogativi e fornire delle risposte.
L’esplosione di rabbia non solo di una generazione, perché sono ormai due-tre le generazioni che in questo paese hanno faticato, faticano e faticheranno a ritagliarsi un posto. E, infatti, in corteo c’erano anche tanti 40enni.

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Vignali si è dimesso, ora andare avanti!
Trasformazione Urbana

Basta partecipate partecipazione popolare - Volantino Insurgent CityFinalmente Pietro Vignali si è dimesso dalla carica di sindaco della nostra città, dopo mesi in cui è rimasto ostinatamente a capo del consiglio comunale.

Lo scioglimento della giunta -a cui addebitiamo i disastri di questi 4 anni di malgoverno- è un'evidente vittoria di chi non da ieri ha costruito le basi per una mobilitazione così forte, determinata ed incisiva; è una vittoria di chi, anno dopo anno, ha lavorato in opposizione alle politiche antipopolari della giunta vignali, sviluppando una critica alla loro idea di città- al loro modo di vivere.

Il 24 giugno la piazza è stata partecipata per la rabbia contro la corruzione; poi si è sempre più riempita di persone e di contenuti perchè i Portici del Grano sono diventati il luogo di espressione di chi ha sempre osteggiato il modello di governo della giunta neoliberista in salsa ducale, di chi ha indagato e poi denunciato il sistema-Parma, di chi in questi anni ha partecipato alla creazione di un blocco sociale d'opposizione alle politiche di questa amministrazione. La costante presenza sotto il Comune ha attirato l'attenzione di tutta Europa e ha fatto sì che fosse impossibile per la giunta nascondere ancora una volta sotto il tappeto la situazione oggettiva delle cose, e in particolare gli evidenti legami che intercorrono tra gli interessi di pochi grandi imprenditori e le scelte politiche dell'amministrazione.

 

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Debtocracy - La crisi Greca

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