Baciato dalla fortuna

Mentre si sta svolgendo il processo a carico dei vigili urbani per il caso Bonsu, pubblichiamo indiscrezioni e commenti sul film "Baciato dalla fortuna", che sarà nelle sale dal 30 Settembre prossimo, esattamente tre anni e un giorno dopo il pestaggio di Bonsu. Un bell'omaggio cinematografico alla polizia municipale di Parma che compie quest'anno 190 anni. Buona lettura.

 

Baciato dalla fortuna – La trama-

 

baciato dalla fortunaBaciato dalla fortuna è il nuovo film di Vincenzo Salemme ambientato a Parma. E' la storia di ragazzo africano che frequenta le scuole serali. Mentre attende l'inizio delle lezioni viene improvvisamente aggredito da cinque persone, il ragazzo tenta di divincolarsi ma viene sopraffatto dai cinque, tra cui una donna, Stefania Spotti (Asia Argento), che lo immobilizzano. Fenomenale la scena in cui Ferdinando Villani (Alessandro Gassman) gli punta la pistola al volto, mente Pasquale Fratantuono (Vincenzo Salemme) lo prende a calci impazzito perchè gli si è rotto il braccialetto regalatogli dalla fidanzata.

Una volta immobilizzato a terra ecco il primo colpo di scena, spuntano le manette, i cinque non sono una banda di malviventi, come si potrebbe erroneamente pensare, ma appartengono al valoroso corpo dei vigili urbani di Parma, quasi dei Texas ranger.

Si intravede appena il commissario capo del corpo, Simona Fabbri (Elena Santarelli), vestita di bianco (i costumi sono tutti di Versace), prima che il ragazzo africano venga sbattuto senza troppi complimenti sull'auto bianca e portato a gran velocità verso la centrale. Un film d'azione che lascia col fiato sospeso. Chi è quel ragazzo? Deve essere un pericoloso criminale. Sull'auto parte un interrogatorio sommario condito di pugni e parole grosse, mentre in sottofondo Salemme si lamenta per il braccialetto rotto. Di spessore anche i dialoghi, linguaggio triviale, forse un po' forzato per dei vigili urbani, ma tutto sommato credibili.

Il ragazzo viene rinchiuso in cella ferito e sanguinante, una scena degna di Dario Argento che, complice la figlia Asia, ha fruttuosamente collaborato per il trucco dlle sequenze splatter.

Una volta portato in centrale, ci si aspetterebbe, dopo il nervosismo della cattura, un ritorno alla calma e invece è qui che il film decolla, proponendosi come un film d'azione che nulla ha da invidiare ai grandi thrillers americani. Gassman compare ancora sudato con in mano una bottiglia di Jack Daniel's, la porge virilmente al ragazzo, come antidolorifico. Niente medicazioni, roba da finocchi, ma alcool per anestetizzare il dolore. Si può qui riconoscere una citazione in punta di piedi dei grandi Western del passato. Ma le citazioni raffinate non finiscono qui, subito dopo nella penombra della cella, il ragazzo arrestato viene fatto denudare e gli viene ordinato di eseguire dei piegamenti (vi ricordate Full Metal Jacket?). Il tormento del ragazzo arrestato continua: gli agenti, porgendogli il modulo di identificazione, lo mettono abilmente sotto torchio, deve confessare. Geniale la scena in cui Salemme lo colpisce con una bottiglia di acqua minerale di plastica piena, sul volto ormai irriconoscibile. Il ragazzo è un osso duro, non confessa. Ha una reazione umana, piange. A quel punto la scena, già ricca di pathos, si arricchisce con l'interpretazione di Mirko Cremonini (Dario Bandiera) che grida in faccia al ragazzo“Devi firmare anche la tua condanna a morte, è inutile che piangi non mi commuovo!”

PASQUALE FRATANTUONO

Ma non succede nulla. E qui la storia ha uno sviluppo geniale, ed è sempre Salemme ad essere protagonista: dopo aver scambiato una serie di sms con la fidanzata chiedendole perdono per il braccialetto sacrificato sull'altare della legge, si vendica di quell'affronto facendosi immortalare con il ragazzo arrestato sulle sue ginocchia, un'istantanea che ritrae l'agente sorridente con accanto il volto sfigurato del malvivente. Un trofeo. La foto viene simbolicamente usata come sfondo desktop del pc dell'ufficio degli agenti, un capolavoro: la giustizia non ha pietà, tremino i manigoldi del Ducato.

 

Tuttavia il dubbio si insinua, proprio mentre l'assessore alla sicurezza Monteverdi (un prezioso cammeo di Michele Placido) compare raggiante sulle tv locali plaudendo a questa brillante operazione antidroga. Con grande maestria del regista, la solida certezza su cui quel fermo di polizia ha finora poggiato, viene messa in discussione. E se il ragazzo non avesse fatto nulla? Se fosse davvero innocente e fosse davvero un ragazzo delle scuole serali finito per caso in una “brillante operazione antidroga”?

Ma dura solo un attimo. La brillante operazione è stata portata a termine con successo, in fondo. Con disprezzo gli vengono consegnati gli effetti personali sequestrati e accanto al logo del Comune di Parma, invece del nominativo del fermato, la scritta shock, Emmanuel Negro.

Con questa scena inquietante si conclude la prima parte della pellicola, la seconda assume la forma del legal thriller, con la partecipazione del sindaco Vignali, nei panni di se stesso. Sua la scena finale che conclude il film. Il giorno della vigilia di Natale, due mesi dopo l'accaduto si presenta a casa del ragazzo. Tuto lascia pensare che porga le scuse al ragazzo a nome di tutta la città per l'”errore” (nel frattempo appurato dalle indagini della Procura) della brillante operazione di polizia. Invece il film si conclude con un colpo di scena che dà un calcio al buonismo. Non sono vere e proprie scuse le sue. Sicuro di sé chiede al ragazzo di non strumentalizzare la vicenda, in fondo si tratta di un incidente. Gli fa cortesemente gli auguri di buon Natale e se ne esce lentamente di casa aggiustandosi il ciuffo mentre scorrono i titoli di coda.

La critica

Un film eccezionale, un raggio di sole in questi tempi in cui nessuno investe nella cultura. Un film che parla della società in cui viviamo, di come senza accorgercene siamo diventati. Il ragazzo africano incarna secondo alcuni critici, il più basso gradino della scala sociale, l'indifeso, il paria che si può picchiare e umiliare nella certezza dell'impunità, in fondo sono quelle divise che tutelano la nostra sicurezza. Nel dettaglio del braccialetto rotto sta la geniale metafora di come gli oggetti valgano molto di più di certe persone, che non sono nemmeno più persone, ma qualcosa di meno (gli agenti non si riferiscono mai, in tutta la pellicola al ragazzo arrestato con termini diversi da “negro”).

SQUADRETTAL'interrogativo che permea tutto il film è inquietante. Questi agenti tutelano la nostra sicurezza o la mettono a rischio? Chi sono in realtà? Viene da chiederselo. Perchè si mette in divisa la parte peggiore della società, facendoli custodi del vivere civile?Dalla trama emerge il sospetto che le istitutzioni invece di affrontare i problemi di fondo della società, vere cause del senso di insicurezza che permea le nostre città, individui un capro espiatorio aizzandogli contro persone che poca dimestichezza hanno con il ragionamento e l'intelligenza. Alla fine della storia, la condizione umana è rappresentata dal ragazzo, pestato, umiliato, ma integro, mentre i vigili, magistralmente interpretati da un cast d'eccezione, sono puliti e rispettabili solo all'apparenza e diventa difficile anche solo accettare una multa per eccesso di velocità da individui del genere. Ma la critica della pellicola si rivolge anche al mondo della politica.

VIGNALILa macchina del consenso che sta dietro all'ossessione della sicurezza è troppo importante, così importante da passare anche sopra i più elementari fondamenti del vivere civile. Il sindaco si reca il giorno di Natale a casa del ragazzo arrestato non per portare le sue scuse, ma per cercare di mettere tutto a tacere, per non compromettere quell'apparenza di rispettabilità e civiltà che se fosse compromessa rivelerebbe ben altra realtà ai suoi concittadini anestetizzati. Cittadini che contrariamente a quanto ci si aspetta, non insorgono compatti, non approfittano di questo evento per riflettere sull'ossessione securitaria che divora centinaia di migliaia di euro per militarizzare la città invece di essere spesi per un welfare ormai collassato.

Rimangono interdetti, in molti rimangono convinti che il ragazzo arrestato è comunque sempre un “negro”, che se restava in Africa invece di venire qui a rompere i coglioni non gli sarebbe successo niente, che in fondo se lo è meritato, che se l'hanno menato ci sarà ben una ragione, che poveri vigili, uno ha persino rotto il braccialetto.... Un duro atto d'accusa contro la nostra società, non è un caso che per girare questo film sia stata scelta proprio Parma.

Un film necessario, osiamo dire, di grande coraggio e di denuncia, che molto probabilmente il Comune di Parma ha finanziato tramite Stt, ma in sordina, senza farsi grande pubblicità, in fondo è la verità che conta.