17 Aprile: la grana padana - tavola rotonda sulla Lega Nord

17 aprile Tavola sulla Lega NordScarica l'audio degli interventi  del 17 Aprile in mp3

Introduzione - Peruzzi - Bianchini - Franc

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Domenica 17 Aprile 2011 ore 17.00

C/o Circolo Arci Argonne - Via Argonne Parma

Populismo, razzismo, xenofobia
ma anche poltrone, affari e speculazioni...

TAVOLA ROTONDA SULLA LEGA NORD

ne parliamo con:
- Walter Peruzzi, autore di "Svastica Verde", ed. Editori Riuniti, 2011
- Eleonora Bianchini, autrice di "Il Libro che la Lega Nord non ti farebbe mai leggere", ed. Newton Compton, 2010
- Eric Franc - Archeologo

 


Protagonista, negli ultimi anni, di un’irresistibile ascesa elettorale, quali segreti nasconde
questo partito, nato nei primi anni '90 sullo slogan “Roma Ladrona” e oggi, invece, ben
insediato nei palazzi del potere che conta?
Ne parleremo con Walter Peruzzi, autore di "Svastica Verde", ed. Editori Riuniti, 2011 e
Eleonora Bianchini, autrice di "Il Libro che la Lega Nord non ti farebbe mai leggere", ed.
Newton Compton, 2010.

Si tratta di due testi che vanno a esplorare ed analizzare l’universo della Lega Nord,
cercando di capirne le ragioni del successo e altresì di illustrarne le strategie di potere, le
alleanze, i lati oscuri.
Il partito di Umberto Bossi, attraverso una magistrale interpretazione delle paure figlie della
globalizzazione, è riuscito a raccogliere milioni di voti e, grazie ai successivi mandati, a
tessere una fitta rete di relazioni con i grandi gruppi industriali e finanziari che controllano il
nostro paese.

Nello stesso tempo, la Lega si è fatta portatrice di istanze razziste, quasi xenofobe,
potenzialmente molto pericolose. Alcuni suoi esponenti di spicco hanno un rapporto molto
stretto con la destra radicale europea.
I punti di contatto tra Lega e estrema destra – dice Peruzzi - sono la xenofobia, il
razzismo, il tradizionalismo, il sessismo, una concezione totalitaria. Tuttavia la Lega
camuffa molto abilmente le sue pulsioni totalitarie sotto l’accettazione delle istituzioni
democratiche e il rifiuto del “fascismo” e del “nazismo” tradizionali, che usa anzi come
insulti contro gli avversari, benché poi intrattenga relazioni e legami con la destra radicale.
Ma soprattutto rimodula il discorso in chiave regionalistica e localistica, federalista, attenta
ai problemi del territorio (contro il “nazionalismo”, lo “statalismo” e il “centralismo”)."
Per capirne di più e svelare la vera natura del partito che parla “alla pancia” degli italiani,
quello che più di tutti parrebbe saper afferrare i nuovi bisogni della cittadinanza, il collettivo
Insurgent City ha organizzato questo incontro ad ingresso libero.
Seguono le schede dei libri e alcune domane/risposte con i due autori.

Schede libri.
"SVASTICA VERDE. Il lato oscuro del Va’ pensiero leghista", di Walter Peruzzi,
Gianluca Paciucci, Annamaria Rivera.
Si tratta di una minuziosa e ruvida antologia del meglio del peggio leghista: notizie inedite,
fatti poco noti, testimonianze d’eccezione, l’eversione, la xenofobia, il razzismo; ma anche
la corruzione, i rapporti inconfessabili con le banche, le spartizioni di poltrone, i crac
finanziari. Un libro che sbugiarda il modo con cui troppo spesso si “abbellisce” e si
presenta all’opinione pubblica il fenomeno Lega: una vera e propria casta del settentrione,
un gruppo di potere forse anche peggiore di quello romano, un partito che aspira a
imporre un nuovo totalitarismo contando anche, come altri totalitarismi, sulle “indulgenze”
delle forze democratiche e sulle simpatie del Vaticano.

"Il libro che la Lega Nord non ti farebbe mai leggere", di Eleonora Bianchini.
Un'inchiesta appassionata che ridisegna il ventennio leghista dagli anni del "celodurismo"
all'ossessione del federalismo fiscale. I lati oscuri di un partito pieno di contraddizioni:
minacce di secessione che si alternano ad abili mosse politiche per acquisire un peso
sempre maggiore nel governo del nostro Paese; vilipendi alla bandiera, diti medi alzati e
pernacchie in TV che fanno da contrappunto a raffinate strategie orchestrate nei palazzi e
nelle ville del potere. Un partito che ha fatto della demagogia e del populismo la sua
strategia di azione, riuscendo a guadagnarsi posizioni di potere crescenti nel silenzio
generale. Un'ascesa che è sintomatica delle paure della globalizzazione, della chiusura
verso l'altro, dei fantasmi che agitano una democrazia fragile.

Domande e risposte con Walter Peruzzi (docente di storia e filosofia e giornalista
pubblicista)

D) Nel tuo libro descrivi come la lega abbia saputo, di fronte alla progressiva erosione
della coscienza di classe nei settori popolari della popolazione, indirizzare le paure
e le incertezze prodotte dalle trasformazioni della società, creando un nuovo senso
d'identità. come e in che modo, a tuo parere, si è verificato questo processo?

R) "Fra gli anni Ottanta e Novanta è entrato in crisi il modello fordista e si è avuta,
specie nel nord Italia, un’espansione delle piccole imprese con pochi addetti, quasi
su base famigliare. Ciò ha reso più facile pensare a una illusoria “comunanza di
interessi” fra dipendenti e padroncini. Si aggiunga l’incapacità della sinistra di
riporre al centro il conflitto sociale e ricomporre su questa base l’unità dei ceti
popolari. Un ruolo importante ha avuto infine la Lega. Nata anche grazie alla crisi
dei partiti tradizionali, come espressione dei ceti produttivi del Nord, essa ha
cercato di legare a loro gli strati popolari indicando come elemento unificante per
affrontare i problemi non più la classe ma il territorio e il sangue, cioè la razza. Non
più operai contro padroni, ma padani contro non-padani."

D)Sottolinei spesso come la gestione del potere da parte della Lega tenda ad
assumere caratteri totalitari seguendo come modello appunto quello dei regimi, in
particolar modo nell'uso identitario dei simboli. Puoi farci qualche esempio e
spiegare quali ragioni pensi siano alla base di questa tendenza?
R)"Partiamo dalle ragioni. La Lega è un partito autoritario, non democratico, che
rivendica a sé e ai ceti che rappresenta la “proprietà” del territorio (padroni a casa
nostra). Ciò si traduce, là dove governa, in un’identificazione tipica di tutti i regimi
totalitari fra il partito e le istituzioni. Così in una serie di comuni leghisti, come quello
di Adro, scuola, edifici comunali, ponti e strade, che sono di tutti, sono marchiati con
i simboli della Lega (sole delle alpi, strisce pedonali verdi) come accadeva con i
fasci e con le svastiche al tempo del fascismo e del nazismo."

D)Nel capitolo svastica verde che da il titolo al tuo libro affermi che Lega e estrema
destra tradizionale non coincidono pur condividendo numerosi elementi ideologici
che rendono possibile una convergenza-concorrenza. Quali sono, a tuo avviso,
questi punti di contatto, quali le particolarità della Lega Nord e che tipo di rapporto
si è sviluppato nel corso del tempo tra queste due parti?
R)"I punti di contatto sono la xenofobia, il razzismo, il tradizionalismo, il sessismo, una
concezione totalitaria. Tuttavia la Lega camuffa molto abilmente le sue pulsioni
totalitarie sotto l’accettazione delle istituzioni democratiche e il rifiuto del “fascismo”
e del “nazismo” tradizionali, che usa anzi come insulti contro gli avversari, benché
poi intrattenga relazioni e legami con la destra radicale. Ma soprattutto rimodula il
discorso in chiave regionalistica e localistica, federalista, attenta ai problemi del
territorio (contro il “nazionalismo”, lo “statalismo” e il “centralismo”)."

Domande e risposte con Eleonora Bianchini (giornalista de ilfattoquotidiano.it).

D) Nel tuo libro mostri con chiarezza come la retorica leghista sia in grado di
"modificarsi" a seconda dei contesti geografici (ad esempio, lega-comunismo in
Emilia e Toscana e catto-leghismo in Lombardia), pur mantenendo una sostanziale
dimensione unitaria legata alla "liberta'" e "autodermenizione" dei popoli del Nord.
Quali pensi che siano le condizioni che rendono possibile una tale "adattabilita'
populista"? E come si potrebbe proporne una critica efficace?
R) "Sono l'ambizione e l'obiettivo di espandersi che portano la Lega ad "adattarsi" e a
spingere sempre più a sud i confini della Padania, che è arrivata a includere anche
l'Emilia e il nord delle Marche. L'obiettivo è adattare il linguaggio alla sensibilità
locale. In Emilia ad esempio tanti elettori la definiscono come il vecchio Pci: diretta,
presente sul territorio. E riesce a fornire risposte semplici e semplificate a problemi
complessi".

D) Nel tuo libro ripeti spesso che il successo della Lega dipende in gran parte dal suo
essere in grado di parlare alla "pancia" della gente. Questa situazione e'
particolarmente chiara rispetto alla strumentalizzazione leghista del tema sicurezza,
declinato in senso razzista come rifiuto dell'immigrazione clandestina. Pensi sia
possibile, nell'Italia del berlusconismo trionfante, affrontare il problema sicurezza
senza far leva sulle pulsioni identitarie delle supposte "vittime"? Se si', come?
R) "Questa è la grande sfida della politica di oggi, e in particolare dei progressisti. Il
problema immigrazione è un nodo che anche le grandi democrazie occidentali non
hanno risolto. Lo abbiamo visto con Angel Merkel quando ha dichiarato il fallimento
del multiculturalismo, lo vediamo oggi nelle barricate dell'Europa contro i profughi
maghrebini e nell'aumento del consenso elettorale verso i partiti della destra più
radicale. E' possibile parlare di sicurezza senza fare leva sulle pulsioni identitarie?
Sì, solo se si riesce a dimostrare agli elettori che, in questo caso per la Lega,
sicurezza è solo sinonimo di demagogia, paura e razzismo. Tuttavia il problema
rimane complesso e il "foeura di ball" di Umberto Bossi non lo risolve".