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Il debito pubblico, grande protagonista della cronaca recente, che ci fa tremare con gli spread, gli indici borsistici e i giudizi delle famigerate agenzie di rating, è arrivato anche a Parma, a chiedere l'aumento delle tasse, e quindi inequivocabilmente ulteriori sacrifici.
Solitamente il debito viene presentato come una sorta di agente atmosferico, una pioggia, un monsone, quasi un fatto naturale davanti al quale non possiamo che piegarci e subirne conseguenze e disagi. Chi ha manifestato sotto i Portici del grano l'estate scorsa però sostiene che dietro questa presunta ineluttabilità si nascondano volti, nomi, scelte, responsabilità precise.
Occorre uscire da questa spirale che, in nome di un ipocrita appello alla responsabilità, che vorrebbe tutti coinvolti nel fare la propria parte, scarica sui redditi medio bassi il costo di debiti ed interessi sui debiti, contratti da amministratori pubblici e privati che hanno fatto delle risorse pubbliche una specie di fonte a cui attingere per favorire interessi privati. Contro chi ci vuole sempre paganti e incoscienti, in attesa di uscite dal tunnel della crisi sempre più lontane, è necessario arrestare il sistema che ci ha portato fino a qui.
Per questo giovedi 26 gennaio, alle ore 21, presso l'Auditorium Toscani di Via Cuneo, 3, a Parma, si terrà un'assemblea pubblica in cui cercheremo di indagare le origini del debito locale e di dimostrare che i “sacrifici” hanno una ragione tutt'altro che ineluttabile e naturale.
Il debito è servito a fare gli interessi di pochi e viene fatto pagare ai molti che non l'hanno prodotto.
E' ai primi che occorre presentare il conto ed è agli ex amministratori pubblici che deve essere imputata la responsabilità dell'esposizione debitoria del Comune di Parma.
Intendiamo pertanto avviare un programma di indagine dal basso (audit sul debito pubblico), volto a portare alla luce come è stata gestita la spesa pubblica nella nostra città, come si sono formate le decisioni relative all'erogazione delle spese, attraverso quali scelte e atti discrezionali, condizionati da quali centri di potere. Dobbiamo costruire piattaforme condivise e alternative di governo dell'economia nella nostra città.
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