Per me, il primo tragattino sei tu

Vignali non se ne vuole andare, teme che qualche commissario possa mettere il naso nei conti pubblici disastrati del comune e possa svelare la verità sul sistema mafioso che questa amministrazione ha messo in piedi. Chiede tempo, il nostro ex sindaco, tempo che non ha usato in precedenza, tempo per prenderci in giro, nella speranza che qualche amico influente si ricordi di lui e della sua cricca sgangherata.
Hanno perso l’arroganza e la baldanza che li accompagnava fino a qualche settimana fa, non sono più così sicuri, rampanti e vincenti. Anzi, si scaricano la colpa l’un con l’altro, nessuno sapeva, nessuno si accorgeva, gli amici intoccabili di ieri sono le mele marce di oggi. Hanno paura e blindano il comune ogni volta che si incontrano.


Pensare che la città creda alla teoria delle mele marce, dei non sapevo, non mi avevano informato e vignalate varie è proprio da presuntuosi. E’ un intero sistema che qui in piazza vogliamo mettere in discussione. Sì perché oggi abbiamo un’occasione unica, quella di voltare pagina sul serio, cercando di far capire anche a chi spera di subentrare ai Vignales, che la città non aspetterà un salvatore della patria per emanciparsi da questa banda di affaristi, ma lo farà da sola. Gli abitanti di Parma possono voltare pagina solo se non delegheranno a nessuno la loro rabbia, la loro voglia di cambiamento, devono prendersi in prima persona la responsabilità di vigilare e decidere sulla cosa pubblica. Non solo protestando in piazza, ma anche sui luoghi di lavoro, per le strade, nella vita di tutti i giorni. Il sistema mafioso del “Comune Amico” ha contagiato diversi settori della società, imponendo la sua logica di omertà e raccomandazioni, di ossequio verso i potenti e disprezzo verso i deboli. Ora è il momento di rompere il silenzio, di denunciare la situazione umiliante di migliaia di persone che in questa città hanno visto cancellare la loro condizione dalla propaganda rampante di questi yuppie fuori tempo massimo. Adesso è il momento di raccontare le nostre storie, di raccontare la Parma vera, quella che è stata cancellata sulle brochure pubblicitarie in cui ci spiegavano che tutto era bello e funzionava perfettamente. Raccontiamo la Parma che la lavorava nella città cantiere, la Parma precaria costretta a lavori umilianti e sottopagati, la Parma che non ha amici importanti, la Parma orgogliosa che rifiuta di piegarsi ai ricatti della Parma da bere e da sniffare del sindaco simpa. Raccontarci ed essere protagonisti.
Noi siamo qui in piazza, e abbiamo un’occasione, cambiare il volto della città. Parma si è svegliata, finalmente, non abbiamo più bisogno di sognare per immaginarci una città diversa.