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La scorsa settimana si è consumato l’ultimo atto di una vicenda che assume con il tempo connotati sempre più grotteschi, al punto che è difficile analizzarla in tutte le sue sfaccettature. Il complesso intrigo di connivenze, coperture e interessi che costringe Vignali a non dimettersi non è chiaro nemmeno a noi. Però tante cose le abbiamo capite, non per caso a protesta della settimana scorsa è terminata sotto la sede dell’Unione Parmense degli Industriali…”Ti sei fatto beccare”, ma non per questo puoi mollare il lavoro a metà, sembra essere il messaggio partito da ponte Caprazzucca…
Ma andiamo con ordine. Martedì 31 agosto, durante il consiglio comunale, centinaia di cittadini, per la sesta volta dall’inizio dell’estate, hanno circondato il Comune di Parma, celebrando metaforicamente la morte della giunta, ritenuta non legittimata a governare. Al termine della giornata, 5 assessori hanno consegnato le dimissioni.
Da quanto sono scattati gli arresti di Jacobazzi &C., l’attuale giunta ha perso 7 assessori, ai quali si aggiungono le defezioni di lungo corso dell’ex primo cittadino Ubaldi e la presa di distanza dell’UDC. In sostanza, del cartello elettorale che aveva voluto Vignali sindaco, è rimasto solo il PDL con qualche pezzo di quella che fu civiltà parmigiana. Ma vanno avanti. A questo punto, banale quanto inutile, evitiamo di appellarci alla retorica democratica, ma non possiamo non costatare che la squadra del sindaco non è più quella votata dai cittadini. Non gli è bastato soffocare la città in un debito che non ha eguali in Italia, realizzando enormi profitti con appalti e rendite, non è bastata imbarazzarla e avvilirla con il caso Bonsu, tradirla con la questione delle tangenti. Hanno l’arroganza di voler proseguire, l’arroganza di chi si sente al sicuro, l’arroganza dell’impunità tipica del “berlusconismo”, che ormai ha pervaso un’intera nazione. Un’arroganza di facciata che puzza di vigliaccheria, come dimostra anche la fuga del sindaco davanti ad un barista 70enne esasperato da questa situazione. La vigliaccheria di chi non ha il coraggio di fare un passo indietro, ancorato alla sua poltrona nella speranza che la crisi o un nuovo bunga bunga faccia dimenticare quello che è successo. La vigliaccheria di chi non parla, rifugiandosi nel silenzio, come fa l’UPI. Eppure ci ricordiamo bene quando incoronarono Vignali come il Loro candidato. Fortunatamente, qualcuno in questa città ha ancora una dignità. Quella dimostrata dalle persone che, nonostante tutto, continuano a circondare le sedute del consiglio comunale, costringendo assessori e consiglieri a uscire scortati dalle guardie, come i delinquenti. Probabilmente a questo punto Vignali resterà dov’è. Ma tra noi e lui c’è una sostanziale differenza: noi potremo continuare a camminare per le strade della città a testa alta, orgogliosi di ciò che abbiamo fatto e continueremo a fare. Pietro Vignali, invece, si nasconde come un topo, in attesa che, alla fine, le acque si calmino. Di certo, almeno una cosa non tornerà come prima: la città. Se prima assisteva assopita allo spettacolo, ora vuole esserne protagonista. E' conscia dello squallore dei suoi amministratori e non è più disposta ad annuire a testa bassa. I soldatini che finora avevano sempre taciuto, finalmente rialzano la testa. Che i vigliacchi restino a governare, continuando ad alimentare il conflitto.
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